Se il discorrere circa un problema difficile fusse come il portar pesi, dove molti cavalli porteranno più sacca di grano che un caval solo, io acconsentirei che i molti discorsi facesser più che un solo; ma il discorrere è come il correre, e non come il portare, ed un caval barbero solo correrà più che cento frisoni.

Galileo Galilei

Premessa

La citazione in esergo non solo indica la necessità urgente di “correre”, ma anche la grande eredità culturale di cui dobbiamo essere degni nell’affrontare quello che ci appare sempre più un “problema difficile”; quello di integrare cultura scientifica e cultura umanistica, cultura accademica e cultura industriale, per promuovere il migliore approccio alla crescita delle realtà territoriali attraverso l’innovazione tecnologica.

Per questo la Sistemi Nalder oltre alle attività più strettamente professionali ed imprenditoriali, attraverso le partecipazioni societarie e le consulenze ai clienti,  vuole promuovere le collaborazioni tra le reti di saperi, incluso il “saper fare” che caratterizza tante imprenditorialità del nostro tessuto industriale, con la consapevolezza che la separazione dei saperi è uno degli elementi maggiormente ostativi ad una crescita organica della società e del territorio: separazione tra cultura umanistica e cultura scientifica, tra ricerca e prodotti commerciali, tra territorio e imprese.

L’innovazione tecnologica

La Sistemi Nalder che opera da più di venti anni nel settore dell’innovazione e del trasferimento tecnologico è ben conscia della complessità del termine “innovazione” che troppo spesso viene usato in modo non appropriato. Esistono infatti molte sfaccettature e punti di vista quando ci si riferisce a questo termine e molte tipologie di innovazione, alcuni esempi sono:

Innovazione di processo

Con il termine innovazione di processo si intende quella particolare classe di innovazioni legate all’invenzione di un nuovo processo, sia in termini metodologici, sia in termini operativi, che permette di costruire e/o produrre un particolare bene con modalità nuove e migliorative rispetto al passato. In questo senso l’innovazione di processo è alternativa a quella di prodotto, che invece genera e sviluppa prodotti e/o servizi nuovi rispetto al passato. Due tipici esempi della dicotomia tra innovazione di prodotto e di processo, possono essere individuati tra l’invenzione di un nuovo tipo di motore automobilistico e, viceversa, l’introduzione della catena di montaggio nei processi produttivi delle automobili.

Open Innovation

Il termine “open innovation”, ovvero innovazione aperta è stato utilizzato per la prima volta nel testo “Open Innovation: The new imperative for creating and profiting from technology” di Henry Chesbrough, Con questo termine si intende una approccio all’innovazione aperto, cioè basato sullo scambio, la comunicazione e la cooperazione tra diversi attori industriali, universitari ed istituzionali. Non quindi più una innovazione sviluppata totalmente all’interno di laboratori di ricerca aziendali. Nello stesso momento anche le invenzioni così prodotte possono essere veicolate anche verso modalità di utilizzo “esterne”; cioè verso attori esterni, attraverso concessioni di licenze, sviluppo di spin-off e di joint ventures. Questo paradigma contrapposto a quello della closed innovation tipica degli anni 50 è molto pertinente all’approccio di comunicazione che l’Associazione vuole promuovere ed è ovviamente favorito dalle tecnologie di internet e della comunicazione digitale.

User driven innovation

Con il termine “user driven innovation” si intende l’innovazione guidata e legata agli utenti ed alla possibilità di utilizzare gli utenti/consumatori per migliorare, testare e sviluppare nuovi servizi e prodotti. Questa tipologia di innovazione è legata sia alle tematiche, sempre più attuali, dei “social networking” sia a quelle degli “user generated content” e dei media partecipativi; è infatti con la crescita di strumenti partecipativi che è possibile creare contesti innovativi sempre più aperti e che coinvolgano non solo altri attori industriali o accademici, ma anche gli utenti finali, non solo con ruolo passivo, ma viceversa con ruolo sempre più pro attivo e centrale.

Creatività e spirito imprenditoriale

Altro settore di riferimento per la società è quello dell’imprenditorialità e della creatività ad esso legata, non a caso la commissione europea ha inserito i concetti dell’innovazione e della creatività in modo strettamente correlato e sinergico. Ovviamente nascendo da un contesto scientifico ed industriale la società si occupa  soprattutto di innovazione tecnologica, non va dimenticata tuttavia l’importanza della creatività nell’attivazione dei processi di innovazione e della sua valorizzazione e diffusione, questo perché si vuole attivare l’innovazione attraverso un meccanismo di scambio e collaborazione non solo tra grande impresa e piccole imprese a lei collegate, ma anche attraverso le sinergie tra università e imprese, ed è convinzione dei proponenti che questo possa avvenire, anche, attivando la creatività dei singoli in particolare degli studenti e dei giovani ricercatori.

Inoltre, secondo le più recenti teorie (soprattutto quelle dell’economista americano Richard Florida), la creatività possiede un grande valore economico per i territori, perché insieme all’innovazione e all’informazione permette di creare sviluppo e valore per l’economia ed i cittadini. Aspirazione della fondazione è quindi l’idea di contribuire a creare un contesto favorevole ad attirare nel territorio pisano la classe creativa, citata da Richard Florida nel suo testo “The Rise of the Creative Class, Cities and the Creative Class”, in modo che si possano favorire quelle condizioni che secondo Florida permettono alla classe creatrice di svilupparsi.

Trasferimento tecnologico e collaborazione territoriale

Alla base della filosofia e della Vision della sistemi Nalder c’è la consapevolezza dell’importanza dell’ interazione fra grande impresa e filiera tecnologico-produttivi territoriale, con l’obiettivo di  favorire la creazione di sistemi industriali non-tradizionali, ovvero alla costituzione ed alla sostenibilità di ecosistemi di business, nell’accezione del termine fornita dal paradigma dell’open innovation. Pertanto, le interazioni fra gli attori ed i sistemi territoriali non deve esemplificative esclusivamente dei rapporti industriali tradizionali quali, ad esempio, il rapporto “fornitore-cliente”, bensì si baseranno su interessi reciproci, sulla collaborazione, e su valori culturali condivisi, come auspicato in un obiettivo ambizioso come quello della fondazione.

La società vuole, inoltre, collaborare anche all’integrazione delle realtà del territorio e l’interna-zionalizzazione delle attività, ancorché l’internazionalizzazione proposta non vuole essere sinonimo di globalizzazione, bensì vuole promuovere il carattere allo stesso tempo globale e locale (Glocal) del territorio pisano. In tal senso, l’internazionalizzazione inizierà la propria analisi proprio a partire dalle comunità locali, dagli individui e dalle organizzazioni presenti sul territorio regionale; al centro del processo ci sarà un patrimonio locale fatto di investimenti, competenze, esperienze e persone. Si partirà quindi da sistemi “semplici” per arrivare a sistemi più complessi, laddove, invece, la globalizzazione sembra oggi privilegiare i sistemi complessi rispetto ai sistemi locali. Se vogliamo, l’internazionalizzazione che si vuole promuovere sarà una sorta di “glocalizzazione”, con l’obiettivo specifico di far crescere, sviluppare e far interagire le iniziative regionali con altri sistemi sempre più articolati, fino ad arrivare alle complesse realtà globalizzanti di oggi, fra le quali quella del la società IDS Ingegneria dei Sistemi.

Trasferimento tecnologico verso il territorio

La capacità di connessione di un ecosistema con il sistema territoriale regionale è condizionata dal coinvolgimento dei singoli attori e della loro capacità di operare all’insegna della collaborazione e dell’intersettorialità, quali enti di ricerca, centri di competenza, industrie del settore tecnologico, sviluppatori di applicazioni e PMI, organizzazioni della società civile e dei consumatori, parti interessate nei vari settori dei servizi pubblici, in un’ottica di innovazione flessibile ed aperta. La fondazione ambisce a promuovere il trasferimento tecnologico e la mobilitazione delle forze industriali e dell’imprenditoria intorno ad un programma di innovazione ambizioso, quale quello proposto.

In particolare, l’attività di trasferimento tecnologico, ossia la promozione del trasferimento dei risultati dei progetti dal mondo della Ricerca a quello dell’Industria, è un necessità sempre più pressante. Soprattutto in questi ultimi anni, in cui si è andata affermando la globalizzazione dei mercati, questo vale soprattutto per le  piccole e medie imprese che in Italia costituiscono circa il 70% della produzione di beni e servizi, e che generalmente non dispongono di valide strutture di ricerca, pertanto l’acquisizione di nuove tecnologie è di vitale importanza al fine di poter conseguire e mantenere una posizione di competitività sul mercato nazionale ed internazionale.

Pertanto, al fine di rafforzare le collaborazioni con le imprese nei territor, ed in particolar modo con le piccole e medie imprese, nelle attività saranno coinvolti direttamente alcuni sistemi territoriali orientati al trasferimento tecnologico, quali, ad esempio, le università oppure enti istituzionali, che includano sia soggetti pubblici che soggetti privati, con l’obiettivo di sostenere, attraverso l’eccellenza scientifica, tecnologica ed imprenditoriale, l’attrattività di investimenti in settori produttivi ad alta tecnologia e la loro internazionalizzazione. Si prevedono quindi una serie di azioni mirate a favorire il trasferimento tecnologico ed il supporto alle PMI del territorio.